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SS. Martiri Cesidio e Rufino (i documenti)

   
Basilica dei SS. 
Cesdio e Rufino. 
 
Affresco della sacrestia.
Alessandro e Silone davanti al giudice romano.
  

  

  
Affresco della sacrestia. Particolare.
Aquilina e Niceta battezzate da S. Rufino.
  

  

  
Affresco della sacrestia. altro particolare.
  

  


Affresco della sacrestia. altro particolare.
  

  


Basilica dei SS. 
Cesdio e Rufino. 
Affresco della sacrestia.
Cattura di san Rufino.
  

  
 


S. Rufino davanti all'imperatore romano.
   

  

  
SS. Cesidio e Rufino con
particolari della città di Assisi.
 

 


S. Rufino davanti al giudice romano.

Gli Atti di Trasacco e di Assisi dei nostri Santi Martiri riferiscono che, dopo il martirio, il corpo di San Cesidio fu seppellito nella chiesa "occulte et semotim: segretamente e separatamente" (Atti di Trasacco, prima redazione, parag. 29; seconda redazione parag. 45 - Atti di Assisi, parag. 15). 
Non dicono di più, ma per la qualità del martirio (passato per la spada) possono far pensare che al Santo Martire fu tagliato qualche membro, in particolare un braccio, stando Egli a celebrare la messa: "venerunt milites et invenerunt eum et alios Domino sacrificium offerentem = arrivarono i soldati e trovarono Lui e gli altri mentre offriva il sacrificio al Signore". 
Questa credenza ritorna costante, dove direttamente e dove indirettamente nei Documenti che partono appena dopo la devastazione dei 
Saraceni (937)
(1)  e arrivano al XIX secolo. 

A) Il Reliquario 

E il primo che ci si presenta in ordine di tempo. Ha le seguenti misure: altezza cm. 46, larghezza alla base cm. 9, larghezza all'apertura delle dita cm. 10. Non porta il marchio di fabbrica e la sua fattura e piuttosto rozza. Al centro, tra due serie di piccoli fori, e incastonata una borchia producente San Cesidio con la scritta gotica circolare: + CESIDII-SANCTI-HICBRACHIUMTEGIT-ARGTO = Cesidi Sancti hic brachium tegitur argento: - In questo reliquiario di argento si conserva il Braccio di San Cesidio. Il Bartolino, come si riporterà in appresso, lo fa risalire al secolo XI e Don Domenico De Vincentiis addirittura ad un secolo prima (pag. 37). 

B) I Codici 

Il primo e il Codice Urbinate latino 585 del XII secolo citato dal BREVES: Repertorium himnologicum, Louvain 1904, vol. III, pag. 22 e pag. 347. Riporta due Inni ai SS. Rufino e Cesidio; nel primo tra 1'altro si legge: "pro aeternali gaudio - membra dedere gladio: = Per la gloria eterna offrirono le membra alla spada"; nel secondo, tra l'altro si legge: 

CESOR INSONTUM, MALEDICTE CAESAR QUEM TUUS QUAESTUM FUROR EST ADEPTUS, QUOS REFERS TERRIS, MODO LAUREATI ASTRA RECURRUNT. 

"Sterminatore degli innocenti, maledetto Cesare - Colui che era ricercato il tuo furore ha raggiunto - Quelli che atterri, ora incoronati - raggiungono i cieli". 
Il termine CESOR (CAESOR) con il vero significato di "tagliatore" indica bene l'azione di fare a pezzi un corpo. 
Il secondo e il Codice Barberiniano latino 490 conservato nella Biblioteca Vaticana. Dalla scrittura dovrebbe risalire all'inizio del 1500. 
Riporta l'antico Ufficio che si recitava nella chiesa trasaccana. 
Le lezioni, distribuite in sette giorni, sono tratte dagli Atti di Trasacco seconda redazione, quella che pone il martirio di San Rufino a Rieti. Gli anni di Mattudino e delle Laudi sono quelli del Codice Urbinate 585. 

Piu preciso il terzo Codice costituito dall'Antifonario Diurno risalente alla seconda meta del 1300. Nella messa del Santo Martire, all'offertorio, si recita testualmente: "MEMBRA SECANS GLADIUS - REQUIEM DAT FINEMQUE LABORUM = La spada tagliando le membra - reca riposo e pone fine alle fatiche". Da questi Documenti risalenti a secoli nei quali non si era ancora manifestata la caccia alle reliquie, si ricava, dunque, che il riferimento al Santo Braccio dai primi balbettanti accenni si fa sempre piu esplicito come 1'aurora che fa prevedere un giorno radioso. 

C) Una autorevole testimonianza implicita e indiretta del sec. XV 

E costituita da una lettera collettiva di dodici Cardinali, datata 21 ottobre 1472, diretta all'abate di Trasacco don Antonio da Rosciolo e contenente la concessione di cento giorni di indulgenze ai fedeli che visitano la chiesa di S. Cesidio nelle festività del Santo, di Tutti i Santi e nel lunedì di Pasqua. 
In essa si afferma che nella chiesa di Trasacco si conservano i Corpi di S. Cesidio, di S. Rufino e di molti Santi. 
Tale affermazione e importantissima e per il periodo (seconda meta del sec. XV) di due secoli anteriore alla disputa di dove sia sepolto il Corpo di S. Rufino, e per l'accenno al Corpo di S. Cesidio di cui si dice il tutto per una parte, e per l'autorità dei Cardinali che accettano senza dubbi quanto probabilmente viene loro riferito dalle suppliche dell'abate di Trasacco che certo si basa su una millenaria tradizione. Tralasciamo il testo latino
(2) e riportiamo la traduzione dei passi piu significativi. 
  
.."I vescovi Guglielmo di Ostia, Latino di Frascati, Filippo del Portuense, Alano del Prenestino; i presbiteri Angelo di Santa Croce di Gerusalemme, Amico di S. Maria in Trastevere, Pietro di S. Sisto, Giuliano di S. Pietro in Vincoli; i diaconi Francesco di S. Eustachio, Teodoro di S. Teodoro, Battista di S. Maria in Portico, Gianmichele di S. Angelo, per misericordia divina Cardinali di Santa Romana Chiesa. 
A tutti e ai singoli cristiani che esamineranno, prenderanno visione e parimente avranno sentore della presente lettera, salvezza eterna nel Signore. Il glorioso e altissimo Signore che per la sua ineffabile luce illumina il mondo, scuote e spinge tutti i cristiani a far del bene affinché attraverso le buone opere compiute in terra si rendino capaci e meritino di recare nei cieli i premi e i doni della retribuzione dell'eterna beatitudine. Volendo ardentemente che la Collegiata e parrocchiale chiesa di S. Cesidio di Trasacco della Diocesi dei Marsi, NELLA QUALE RIPOSANO IL CORPO DELLO STESSO MARTIRE E I CORPI DI S. RUFINO SUO PADRE e di molti Santi, la quale antichissima chiesa e stimata venerabile dai popoli limitrofi ed e frequentata con la massima devozione e della cui antichità rimangono i resti di un'abile arte, sia visitata con i dovuti rispetti, si abbia dai cristiani nella dovuta venerazione, sia arricchita a dovere di lampadari, libri, calici e di altri ornamenti ecclesiastici ed inoltre sia conservata e mantenuta nelle sue strutture e nei suoi edifici... Noi Cardinali predetti... concediamo cento giorni di indulgenze..." 
 

D) Dall'Epistolario dei sindaci di Celano.

La città (Università) di Celano da tempo immemorabile, ogni anno, era solita mandare a S. Cesidio una offerta di cera e di danaro tramite una specie di Comitato che girava per le case a riscuotere i soldi. 
Il Comitato, per lo più giovani pescatori, veniva munito di una lettera dei Sindaci per garantire la provenienza dell'offerta e assicurare le grazie del Capitolo di Trasacco. 
Nel Rogito, Tomo I, da pag. 18 a pag. 28 vengono riportati gli originali di molte di queste lettere di accompagnamento che vanno dal 1588 al 1666. In due di esse troviamo riferimenti espliciti al Santo Braccio. Dato il valore storico di tale testimonianza, le riportiamo: 

"Molto Reverendo Signore e padrone nostro ossequientissimo
(3) Li latori della presente nostri cittadini mandati a visitar le Reliquie di questo glorioso San Cesidio, portano l'elemosina a nome di questa Universita. 
Facciaci grazia conforme al solito farli pigliare la devozione
(4) et pregar questo Santo per questa Università ch'e quanto ci occorre exhibendoci prontissimi a tutti li comandi di S.V. Reverenda alla quale con tal fine prechiamo dal Signore Iddio ogni contento. 

    Da Celano a di 11 aprile 1621              Li Sindaci di Celano 


...."Molto Reverendo Signore ossequientissimo
(5) 
Per l'antica osservanza che cotesta Universita have hauta al glorioso Santo Cesile, il cui braccio si trova in cotesta chiesa, manda conforme al solito libre otto et mezza di cera bianca per elemosina pregiandovi che la S.V. e altri Signori Reverendi Canonici ci habiano da pregare Nostro Signore che per meriti di quel glorioso Santo habbia da proteggere questa Universita accio che per l'avvenire possi augumentare nel ben oprare, et per fine dal Signore li pregamo ogni magior felicita con dar risposta di haver ricevuta detta elemosina. 
   
     Da Celano li 28 di marzo 1633                Li Sindaci di Celano 



E) Dalle visite pastorali 

Nell'Archivio diocesano si possono consultare le relazioni di queste Visite che vanno dal 1637 in poi. I
n tutte quelle che riguardano Trasacco si parla sempre dell'altare delle Reliquie e del Braccio di S. Cesidio. Riportiamo quanto si dice nella prima per il suo valore storico: 
  
   "In die 17 novembris.... (episcopus) visitavit Cappellam a parte dextera Altaris Maioris in qua conservantur Sanctissimae Reliquiae in decenti artificio ligneo deaurato in quo adsunt 12 Capita Sanctorum et multae aliae Reliquiae de quibus adest specialis nota cum descriptione omnium Reliquarum ab utroque parti Altaris et intra alias Reliquas Brachium Sancti Cesidii et omnes cum maxima veneratione et decentia bene detectae conservantur". 
"Il giorno 17 novembre.... (il vescovo) visito la Cappella a destra dell'Altare Maggiore nella quale si conservano le Santissime Reliquie in artistiche custodie di legno dorato nelle quali sono 12 Teste di Santi e molte altre Reliquie delle quali, dall'una e dall'altra parte dell'Altare, e esposto uno speciale elenco con la descrizione di tutte le Reliquie tra le quali il Braccio di S. Cesidio; e tutte vengono conservate ben visibili con la massima devozione e decenza". 

F) Gli scrittori 

    Dal Febonio 

Il Febonio che fu Abate di Trasacco per diciannove anni (1631-1650) riporta la credenza plurisecolare nelle due Vite in italiano e nella Historia Marsorum: Nella prima Vita si legge: "... Pervenuti pertanto nel loco, trovarono Cesidio che offriva 1'immacolato sacrificio della Messa e subito senza far altra parola, tratte fuori le armi, gli tagliano il destro braccio e perché stava allora nella suprema contemplazione del tremendo mistero, sostenne cosi il colpo che non gli pareva sentire offesa... 
Prese intanto con l'altra mano il tronco del braccio reciso e volendolo celare in quel medesimo altare, si dilato in tanto spazio il muro quanto era necessario per occultare la sacra reliquia... 
Si conserva solo l'Osso del suo sacrosanto Braccio, rinserrato in lamine d'argento e nell'infermità di gola e male di scrofola fa continue dimostranze dei miracoli, quando il nostro Signore Iddio a intercesSione del suo servo concede la grazia della sanità a coloro che o si accostano alla sacra Reliquia o per devozione di esso portano attorno al collo un laccio o cerchietto di argento che in copia grande in simili occasioni ed alla giornata si distribuiscono ai devoti". 
Nella seconda Vita si legge: "... et in quel mentre che sull'Altare rinnovava la rappresentazione dei Sacri Misteri della Redenzione, apparvero li Ministri del Tiranno e senza interporre parola, alzato il ferro, gli troncarono il braccio destro... 
Quel tronco di braccio racchiuso in argento si espone alla devozione e nell'occorrenza di male di gola o scrofane sono presti gli aiuti a quelli che ricorrono alla intercessione di esso...". Nell'Historia Marsorum, pag. 152, leggiamo: "... et ipsius Sancti Cesidii in theca argentea brachium quod mira odoris fragrantia redolet, inclusa servantur".....tra le altre reliquie si conserva il braccio dello stesso San Cesidio in un teca d'argento, il quale braccio emana una ammirabile fragranza di odore". 

    Dall'Ughelli 

Scrittore fiorentino, autore di ITALIA SACRA. Per compilare la sua opera venne a Trasacco per conoscere Muzio Febonio e apprendere da lui le notizie sui nostri Santi. Tra i due intercorse una lunga corrispondenza espistolare pubblicata dallo scrittore Giorgio Morelli
(6)
Nel Tomo Primo, colonne 887-888, leggiamo: 
...."Traduntque Sanctum Caesidium decisum sibi brachium, suis ipse manibus in altari eiusdem Ecclesiae condidisse, cedente Petra, ut asservandum reciperet. Dirutum altare postea est, cum Ecclesiam illam reparare aggrederentur, tametsi usque ad haec nostra tempora tam grande miraculum haud exciderit mortalibus". 
"'E tradizione che S. Cesidio stesso, con le sue mani rinchiudesse il braccio a lui reciso nell'altare della stessa chiesa, mentre si apriva la costruzione in pietra per ricevere cio che doveva conservare. 
In seguito l'altare fu demolito quando si decise di riparare la stessa chiesa; tuttavia fino a questi nostri tempi non e venuta meno presso i mortali il ricordo di cosi grande miracolo". Da notare che tra i tanti fatti riguardanti la vita di San Cesidio, quello che piu impressiona l'Ughelli e che e interessato a riferire e proprio quello del Santo Braccio. 

    Dal Corsignani 

Tralasciando quanto si riportera nel capitolo secondo circa l'odore di paradiso che emanava il Braccio di S. Cesidio, riportiamo altri due passi riprese dagli ACTA dei Santi di Celano e dal DE VIRIS ILLUSTRIBUS. Leggiamo negli ACTA pag. 292: "Brachium vero S. Cesidii assiduis prodigiis, et suavissimo odore pretiosum, in ipso Transaquensi Templo cum aliis Sanctorum Reliquiis... pie custoditur" = Inoltre nella stessa chiesa di Trasacco, con le altre reliquie di Santi e piamente conservato il Braccio di S. Cesidio prezioso per i continui miracoli e per il soavissimo odore (pag. 292). Leggiamo nel DE VIRIS ILLUSTRIBUS pag 86: "Brachium vero, in Cappella Collegiatae Sedosiae bis in anno, magna populorum undique currentium devotione
(7), vel saepius venerint, vel saepissime miserint; nam laquei serici a sacerdote benedicti atque Sancti brachii tactu consecrati, contra gutturis morbos et venenosa animali, miraculosissimi sunt" .= Inoltre in una Cappella della chiesa Collegiata di Trasacco e venerato il Braccio due volte 1'anno con grande devozione di popoli da ogni parte accorrenti quando da Roma e da altre citta per la 




Note
(1) E' assurdo pretendere testimonianze anteriori, considerata la distruzione totale della nostra Basilica ad opera di Saraceni, come del resto e avvenuto per la chiesa di S. Maria di Luco dei Marsi.  
(2) Il testo latino si puo leggere nella relativa pergamena e nel libro: I fondi pergamenaceo e cartaceo dell'archivio della Collegiata di S. Cesidio di Trasacco a cura di Alessandro Clementi, Maria Rita Berardi, Giorgio Morelli, Evaristo Angelini, Sulmona; Tip. Labor, 1984.
(3) L'Abate del tempo e il Dottor Don Cicerone De Blasis. 
(4) L'espressione "pigliare la devozione" significa rifornirsi di laccetti di seta per uso personale e per distribuirli ai richiedenti.   
 
(5) L'Abate del tempo e il Dottor Muzio Febonio 
(6) Morelli Giorgio: Notizie storiche su Muzio Febonio, Roma, 1965. 
(7) Anche qui, come nella lettera dei Sindaci di Celano, 1'espressione "pro devotione" sta a significare I'acquisto di laccetti di seta o di medagliette da usare per se o da distribuire alle persone rimaste in paese. 
devozione spesso ad esso vengono o spessissimo spediscono. Infatti i lacci di seta benedetti dal sacerdote e consacrati dal tatto del Braccio del Santo sono miracolosissimi contro il mal di gola e contro gli animali velenosi. 
 
 

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