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La Grotta Continenza
I livelli del paleolitico superiore e le sepolture

Trasacco...Monte Alto-Labrone alle pendici si apre la Grotta Continenza

    

Trasacco...Ingresso grotta Continenza

      

    

      

       

   

     

       

   

 

    

     

    

  

  

Il proseguire degli scavi nella Grotta Continenza ha messo in luce una ricca serie stratigrafica (BARRA et Al. 19891990) di cui si stanno ora esplorando i livelli con industrie epigravettiane a macrostrumenti, definite da Radmilli "Bertoniano" (BARRA E GRIFONI CREMONESI, 1991; BEVILACQUA, 1994) ed è proprio in questi livelli che si sono individuati vari fenomeni relativi all'utilizzo della grotta (almeno per quanto concerne la porzione scavata) nell'epigravettiano finale, sia in funzione sepolcrale che per uso abitativo. 
Tracce di adattamento dell'ambiente sono già nei livelli sauveterriani (2527): si sono trovati piani di calpestio, focolari, ammassi di Helix e di resti di trote, e ossa umane appartenenti a sepolture sconvolte. 
L'uso sepolcrale della grotta è attestato anche nel livello 28, dove sono i resti della parte inferiore di un individuo femminile in parziale connessione anatomica deposto sulla nuda terra Il taglio 30 è un imponente fenomeno di frana che occupa tutta l'area per uno spessore medio di un metro di grossi pietrischi e blocchi, senza matrice: potrebbe trattarsi di un evento dovuto a fenomeni sismici, attestati nella grotta anche in momenti successivi da stalattiti piegate e spostate. 
 
Col taglio 31, ai livelli discontinui a pietrischi che caratterizzavano i tagli fino al 28 succedono livelli quasi orizzontali a pietrisco medio minuto con abbondante terriccio nerissimo e ricco di industrie e faune. 
In questo momento, la grotta, almeno nella parte sinistra del riparo, finora scavata, assume decisamente una connotazione funeraria: dalla base del taglio 31 al taglio 34 sono state trovate due sepolture e i resti di una terza.  
La prima sepoltura, nel taglio 32, a terriccio bruno nerastro con pietrisco e ciottoletti, in cui appaiono i primi macrostrumenti, consiste in una deposizione di maschio adulto circondata da un circolo di pietre di medie dimensioni e coperta parzialmente da pietre più piccole: purtroppo una tana ha attraversato la struttura sconvolgendone la parte centrale: le ossa rimaste in posto parrebbero indicare una giacitura sul fianco sinistro, gambe leggermente flesse e capo rivolto verso nord con accanto un frammento di frontale di corno di cervo. 
In tutta l'area del circolo, e particolarmente nella zona delle ossa umane erano canini forati di cervo, columbella rustica forate, grumi di ocra rossa, manufatti ossei decorati con motivi geometrici, frammenti di corna di cervo, dentalium fossili e cristalli di quarzo molto piccoli, che si rinvengono anche nei tagli sottostanti, sempre nella stessa area, probabilmente spostati dalla tana. 
Nelle campagne di scavo precedenti era emersa, nel taglio 31, parte di una struttura di pietre disposte a semicerchio con ossa lunghe di una donna adulta (femori e tibia) deposte sopra e sotto due dei pietroni che la componevano: dal rilievo si puà arguire che si trattava di un circolo adiacente al primo e che continua sotto la sezione D/E.   
Adiacente ai due circoli, verso il centro del riparo, è stato individuato nel 1998 un grande focolare circolare, ai margini del quale emerge una struttura semicircolare in pietre, ancora in fase di scavo. 
La sepoltura del taglio 32 era sovrapposta ad un'altra struttura piuttosto complessa: dapprima si individuò una fossa circolare del diametro di circa un metro, colma di ciottoletti colorati evidentemente portati in grotta dall'uomo; questa fossa era il culmine di una grande struttura di combustione del diametro di due metri, costituita da pietre, accumuli di pietrisco giallo a grossi elementi e da blocchetti di limo giallo; all'interno il deposito era nero carbonioso soffice e all'esterno era una fascia di concotto marrone rossastro. 
Un elemento singolare è la presenza di varie valve di Glycimerys forate disposte in fila sul bordo di pietre all'altezza del taglio 34. 
Sembra di essere in presenza di una struttura utilizzata più volte con diversi rifacimenti e gettate di limo, terriccio e pietrisco, partente dal taglio 37 e culminante nel taglio 35. E' ancora da chiarire il rapporto tra essa ed un'area a pietrisco bianco che si interrompe nettamente in corrispondenza di un terreno marrone ai margini della struttura principale ed è ricca di scarti di lavorazione della selce. 
  

Nel taglio 33, davanti all'apertura di una grotticella, altre pietre di medie e grandi dimensioni, analoghe a quelle del primo circolo, erano disposte anche esse a circolo: all'interno di esse si rinvenne la sepoltura più singolare e per ora di più difficile interpretazione: si tratta anche in questo caso di un individuo maschio adulto, deposto bocconi con il braccio destro piegato sotto il ventre e l'altro disteso lungo il fianco, le gambe fortemente flesse fino a toccare con i piedi il bacino e mancante del cranio, delle vertebre cervicali, di alcune toraciche e dei piedi. Al posto del cranio erano due pietre della stessa forma e dimensione, poggianti a loro volta su una sorta di cuscino di pietre più piccole (GRIFONI CREMONESI ET AL., 1996; GRIFONI CREMONESI, 1998).   
Non c'erano elementi di corredo in posto, salvo una conchiglia forata, due frammenti di osso decorati, minuti frammenti di corno di cervo e alcuni cristalli di quarzo (un fossile di rudista poggiato sul coccige potrebbe essere casuale), ma nei quadrati adiacenti, interessati da piccole tane, si sono rinvenuti canini forati di cervo, columbella rustica forate, piccolissimi Dentalium fossili e ocra rossa. Fuori dal circolo, all'altezza del capo, era una lunga punta di zagaglia in osso decorata con motivi geometrici, infissa verticalmente nel terreno. Questa sepoltura è stata asportata dopo che ne è stato eseguito un calco a cura del Prof. G.Giacobini. Altri resti umani erano sparsi in tutto il deposito. (1) 
  
Nel taglio 34, nell'area tra il primo e il secondo circolo, era una piattaforma grosso modo rettangolare di piccole pietre attorno ad un pietrone emergente. A fianco di questa un circoletto di piccole pietre conteneva lame di selce e poco distante, presso la fossa con i ciottoletti, era un ciottolo, spezzato su un margine e recante su una faccia un motivo di otto linee parallele dipinte in rosso e tracce di una nona scandito in due zone: in una di queste, tra gli intervalli delle linee sono brevi tratti obliqui e tracce di rosso sono sul margine integro (GRIFONI CREMONESI, 1998). 
Con i tagli dal 35 al 39 l'assetto dell'area cambia completamente: nel deposito a terriccio nero argilloso e pietrisco medio piccolo furono scavate varie fosse di diverso tipo e dimensione. Nel taglio 36 inizia una struttura, grosso modo ovale, riempita di pietre regolari (una delle quali recante linee parallele dipinte con ocra rossa e altre fortemente alterate) e che appare scavata in un sedimento più grigio: le pietre poggiavano su un livello di terreno nero molto sciolto e carbonioso senza pietrisco, intervallato da lenti di cenere; contigua ad essa era un'altra fossa, più piccola, con pietre, ossa e selci.   
Nel taglio 37 sono affiorate chiazze di pietrisco giallastro contornanti aree di terriccio nero soffice: una di queste, denominata Fossa 2, divide nettamente l'area di scavo in direzione N/S in due zone distinte, con pietrischi medi concrezionati nell'area Est verso la parete e con terriccio bruno granuloso, ricco di resti di pesce, nell'area Ovest; è riempita di terriccio nero soffice con pietre lungo il margine, resti ossei animali frantumati e abbondanti manufatti in selce. Ai margini della Fossa 2 era un semicerchio di pietre: nel taglio 38 si è evidenziato che essa è a sua volta intercettata da una terza fossa circolare circondata da pietre e riempita da terriccio nerissimo sciolto e pietre. Abbassando il taglio 38 su tutta l'area attorno alle fosse, è apparso un piano argilloso compatto grigio e marrone chiaro, salvo che in una fascia dove continuano i pietrischi bruni rossastri con resti di pesce: sembra trattarsi di una zona di calpestio attorno alle fosse. 
La terza fossa ha un contorno grosso modo ovale allungato e al suo limite si trova un'altra fossa circolare piuttosto profonda (scende oltre il taglio 40). 
Si sono inoltre individuati tre pozzetti allineati davanti all'apertura della grotticella: numerose tane di piccoli animali hanno però distrutto i margini di uno di essi. Si è poi scoperto un grande focolare, spesso circa 30 cm, delimitato da pietre e con chiazze compatte di cenere, circondato da terriccio soffice bruno rossastro ricco di resti di pesci. 
Si possono quindi distinguere, soprattutto nel taglio 39, zone diversificate: taglio 39 grigio, focolare 
taglio 39, "pesciaio", caratterizzato da una presenza elevatissima di resti di pesce che gli conferiscono una colorazione rossiccia, con grumi carboniosi o lenti di cenere 
taglio 39 nero, a terriccio molto soffice, quasi privo di scheletro 
taglio 39 a pietrisco, molto minuto e meno plastico degli strati sovrastanti.
  
Questa diversificazione è chiaramente dovuta all'intervento umano, e sembra che le alternanze di pietrischi diversi e terriccio siano il risultato di scarichi dovuti proprio allo scavo delle varie fosse, riportati e spianati, quasi a regolarizzare il pavimento della grotta. 
L'area di scavo risulta quindi occupata quasi completamente dalla serie di fosse contigue e intercalantisi, con zone di calpestio, accumuli di rifiuti e zone di lavorazione della selce, testimoniate anche dall'abbondanza di minute schegge di débitage e di nuclei con accanto le schegge di distacco. È in corso l'analisi spaziale per definire in modo più preciso la distribuzione delle varie attività che si svolgevano presso queste fosse, interpretabili come fosse di combustione, sia per la presenza di terreno carbonioso al loro interno e di pietre bruciate, che per l'abbondanza dei rifiuti di pasto tutto intorno. Abbiamo quindi sicuramente aree di cottura dei cibi, zone per i rifïuti ed un' area riservata alla lavorazione della selce ma bisognerà attendere i risultati di lunghe analisi per giungere a conclusioni più precise e a riscontri con altri siti di abitato in grotta, anche perché i dati sulle fosse e focolari del Paleolitico, almeno per l'Italia, non sono troppo numerosi e i confronti per controllare le modalità relative alla costruzione di strutture di combustione e all'utilizzo dello spazio sono ancora pochi. Per quanto concerne le sepolture si pone infine una serie di problemi di non facile interpretazione, in quanto vi sono elementi che rientrano abbastanza bene nel quadro generale offerto dalle sepolture ad esse contemporanee e altri che non trovano confronti sicuri, sia a livello di strutture sepolcrali che di modalità di deposizione. 
  
La presenza dei circoli di pietre è un fenomeno poco documentato, almeno per l'Italia, nel paleolitico superiore, come particolari sembrano anche alcuni adattamenti dell'ambiente probabilmente connessi al rituale funerario e cioè la pavimentazione in piccole pietre, di forma rettangolare, 1a fossa con i ciottoletti, il circoletto di pietre. (2)   
Innanzitutto, non si hanno confronti precisi per i circoli di pietre, anche se si possono richiamare, nell'ambito dell'epigravettiano finale, le sistemazioni con blocchi a lato di alcuni degli inumati della Caverna delle Arene Candide (CARDINI, 1980) o le pietre a copertura della fossa al Riparo Tagliente (BARTOLOMEI et Al., 1974), al Riparo Villabruna (BROGLIO, 1992) a Vado all'Arancio (MINELLONO et Al., 1980). La pavimentazione di pietre ricorda quella rinvenuta nel taglio 36 di Grotta Maritza proprio nello stesso spazio della sottostante sepoltura di bambino (GRIFONI e RADMILLI, 1964) e pavimentazioni sono segnalate anche nei livelli superiori di Grotta Paglicci (CORRAIN, 1965; PALMA DI CESNOLA, 1993)
Del tutto anomala è la sepoltura del taglio 33: la posizione ventrale è estremamente rara ma comunque qualche esempio esiste (Donna della tomba IV di Grotta dei Fanciulli, Giovane di Bausso da Torre III, Dolni Vestonice XIV, Sungir O) non sembra comunque dovuta a spostamenti postdeposizionali, che difficilmente potevano verificarsi in modo cosi radicale in una fossa colma di terra e protetta da pietre; anche la forte flessione delle gambe non sembra dovuta a spostamenti. Quanto alla mancanza del cranio, ciò che colpisce di più è la presenza di due pietre regolari disposte in modo tale che, al momento dello scavo, sembravano sostituire effettivamente il cranio stesso, poggiando a loro volta su una sorta di "cuscino" di piccole pietre.   
Un fatto analogo era stato osservato nella vicina Grotta Maritza, dove un bambino giaceva supino e aveva una pietra al posto della testa: conservava perà la mandibola (GRIFONI e RADMILLI, 1964). La deposizione di ossa lunghe su pietroni potrebbe richiamare il rinvenimento di Grotta Paglicci, dove nello strato 5 due omeri, uno femminile e uno maschile erano deposti su una lastra di pietra al centro di una pavimentazione, e che sono stati interpretati come possibili "reliquie" (CORRAIN, 1965; PALMA DI CESNOLA, 1993). Nei corredi funerari, purtroppo in parte sconvolti, abbiamo sia numerosi oggetti di ornamento che oggetti particolari, per alcuni dei quali non è perà sicura la relazione con gli inumati, anche se sono stati rinvenuti nei pressi delle sepolture. 
La maggior parte degli oggetti di corredo è costituita da columbella rustica, glycimeris e cyclope neritea forate,canini forati di cervo, dentalium e piccoli cristalli di quarzo. Vi sono poi alcune punte e numerosi frammenti di punte in osso decorati a tacche o a zig zag. 
La notevole quantità di columbella non è attestata nelle sepolture di questo periodo, per il quale sono invece presenti altri tipi di conchiglie, soprattutto cyclope e nassa; le lunule di glycimeris sono ben documentate alle Arene Candide e sono anche alla Grotta Maritza: ovviamente la presenza di molluschi marini pone in evidenza una rete di contatti con le coste. In sicura connessione con lo scheletro del taglio 32è il frammento di frontale di cervo posto all'altezza del cranio, per il quale si possono ricordare il corno di cervo posto accanto al bambino di Grotta Maritza e un frontale di cervo posto sotto una pietra che copriva il bacino della sepoltura Uzzo II (BORGOGNINI et Al., 1993) 
Comuni a tutte le sepolture del paleolitico superiore sono invece i canini forati di cervo mentre non conosco confronti in Italia per i dentalium e per i cristalli di quarzo eccetto un dentalium e sette columbella da Grotta di Pozzo. 
  
È interessante il fatto che la sepoltura del taglio 32 sia ricca di oggetti, compresi numerosi frammenti di corno di cervo, mentre quella del taglio 33 ha restituito materiale assai scarso, anche considerando gli oggetti rinvenuti fuori dalla struttura. 
Meno certa è la connessione del ciottolo dipinto a linee parallele rosse con le strutture funerarie: si può ricordare però che due pietre dipinte a motivi antropomorfi schematici erano nella sepoltura di Villabruna (BROGLIO, 1992). Ciottoli dipinti con ocra alle estremità sono alle Arene Candide (CARDINI, 1980), uno era anche alla Grotta Maritza e la donna di Grotta dei Fanciulli III aveva un ciottolo con ocra sotto il cranio. 
La decorazione a linee parallele del ciottolo di Grotta Continenza rientra agevolmente negli schemi dell'arte del paleolitico superiore finale (MARTINI,t 1992) Vi è infine da ricordare l'abbondanza di masserelle di ocra in tutto il deposito. 
Difficile da interpretare è la fossa con i ciottoletti: questi si rinvengono a chiazze in tutto il taglio 32, ma qui sono chiaramente deposti intenzionalmente Resta poi ancora aperto il problema del rapporto tra il grande focolare del taglio 32 con le strutture funerarie poste allo stesso livello: non è possibile, finché non sarà completato lo scavo, tentare di interpretarlo sia in senso funerario che in senso domestico e comunque sarà sempre molto difficile riuscire a comprendere le interrelazioni fra le diverse modalità di uso della cavità.. 

   

Note
(1)
Resti umani della sepoltura taglio 32 e gli altri provenienti da altre zone dello scavo sono in studio da parte della Dott.ssa F. Bertoldi. La sepoltura acefala è stata studiata da E. Formicola (Grifoni Cremonesi et Al., 1996) 
(2) Per una rassegna delle sepolture paleolitiche cfr. May 1986, Mussi 1987, Palma di Cesnola 1993 
 


Tratti dal libro "Il Fucino e le aree limitrofe nell'antichità" - Archeoclub d'Italia
(Testi della Prof. Renata Grifoni Cremonesi)
 
 
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